Parla l'avv. Giulia Talamazzi: "La responsabilità nelle Reti d'Imprese"

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Parla l’avv. Giulia Talamazzi: “La responsabilità nelle Reti d’Imprese”

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Prosegue, con una nuova intervista all’avv. Giulia Talamazzi del Foro di Genova e socio fondatore di ASSINRETE, la rubrica destinata a rispondere, dando voce ai maggiori esperti del settore, alle più comuni domande sul tema delle Reti d’Imprese.

Avvocato Talamazzi, nella prima intervista abbiamo parlato, in generale, della nozione di rete di imprese. Oggi entriamo più nello specifico: qual è il regime della responsabilità giuridica nelle reti di impresa? In buona sostanza, chi risponde in una rete?

Al fine di poter rispondere a questa domanda è necessario fare due passi indietro.
Parliamo, prima, di fondo patrimoniale comune e di organo comune, ossia, rispettivamente, del fondo con cui le imprese retiste dotano la rete di risorse economiche per raggiungere gli obiettivi strategici prefissati nel contratto di rete e del/i soggetto/i prescelto/i per l’esecuzione del contratto.
La costituzione del fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune, infatti, sono lasciati dal legislatore come mera scelta delle imprese retiste le quali, quindi, ben potranno costituire una rete priva di un patrimonio e di un “amministratore”.

Questa premessa rileva ai fini della responsabilità patrimoniale delle reti di imprese?

Si perché il D.L. n. 5/2009 – norma principe parlando di reti di imprese – ha introdotto una disciplina secondo la quale, quando le imprese retiste hanno optato per la costituzione di un fondo patrimoniale comune e di un organo comune, al fondo patrimoniale comune si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 2614 e 2615, 2 comma, c.c.
Con tale previsione, pertanto, il legislatore ha rinviato – previo giudizio di compatibilità delle due discipline – alle disposizioni previste per i consorzi e, in particolare, alle regole di indivisibilità del fondo consortile e di non aggredibilità dello stesso da parte dei creditori particolari delle imprese retiste.

Al fondo patrimoniale comune di una rete, quindi, si applica la normativa prevista in tema di consorzi?

Si applicano le due norme sopra menzionate, con una precisazione. Parlando di reti, il legislatore ha aggiunto l’inciso: “in ogni caso, per le obbligazioni contratte dall’organo comune in relazione al programma di rete, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo comune”.
In tal modo, pertanto, il legislatore parrebbe avere introdotto una sorta di limitazione della responsabilità patrimoniale per le obbligazioni contratte dall’organo comune in relazione al programma di rete che le imprese retiste hanno specificato nel contratto.

Tutto chiaro. Ma se la rete non è dotata di fondo patrimoniale comune chi risponde?

Dipende, non esiste una risposta assoluta a questa domanda.
Per le obbligazioni assunte in una rete priva di fondo patrimoniale comune è necessario verificare in nome di chi tali obbligazioni sono state assunte e di quali obbligazioni si tratta. È necessario, quindi, verificare il singolo caso concreto per poter dare una risposta ad hoc.

In conclusione?

In conclusione, come visto, è rimesso alle imprese retiste che stipulano il contratto di rete la scelta di costituire o meno un fondo patrimoniale comune.La costituzione di tale fondo sarà consigliabile laddove le imprese retiste lavorino assiduamente con i terzi, mentre sarà meno adatta per quelle imprese che costituiscano una rete esclusivamente al fine di cooperare internamente senza, tuttavia, assumere obbligazioni giuridiche.

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